PaZZa DiAMaNte

giovedì 22 ottobre 2009

giovedì 28 febbraio 2008

l'illusa che non vuole illudere

Caro Mario,

proprio non ci siamo. Devo parlartene perché non ne esco più. E forse non ne voglio e non ne devo uscire. Così almeno ho la testa un po' più impegnata su pensieri che non son sempre gli stessi; così ho un motivo, almeno una carica, per venire a lavoro; così la notte l'oggetto dei miei pensieri e tutto nuovo e con dei dettagli importanti da inventare a mio piacere; così non combino guai; Eh sì, la situazione sembra proprio quella del Veneziano. Soprattutto stessa mia testa così annebbiata che basterebbe lo schioccare di dita di qualcuno che io subito sprofonderei giù giù giù dove sono già stata tante volte e l'ultima di recente. Troppo di recente. Il punto è che basterebbe anche lo schioccare di dita di qualcun altro. Solo che il Veneziano le dita le ha mosse e il rumore s'è sentito chiaro. Questo qui di dita non ne muove e ogni suo gesto mi sembra un segnale, che però rimane segnale. Allora forse me lo invento. Intanto credo di essere passata palesemente nel ridicolo io. Perché a me ogni MIO gesto mi sembra PLATEALE. Ne ho parlato con una, non potevo, non riuscivo, a tenermelo per me. E ahimè ho avuto la conferma che un po' si nota.. cribbio. Il bello è che secondo questa (saggia) persona, io non sarei (forse) il suo tipo! Bene, così dev'essere.. perché sappiamo tutti i dubbi che ho e che se invece fosse corrisposto creerei soltanto casini su casini. Insomma secondo lei vado sicuramente bene come "testa" come "persona pensante e parlante", ma forse lui la vuole più donna, più femminile... e poi non si metterebbe mai nei guai per me (questione di ruoli.. gerarchie, e menate varie che NON SOPPORTO). Ma io dico uno dell'(! può volerne una più donna di me??? Beh si.. in effetti non è che vorrebbe poi tanto dalla vita! E io che dicevo che me ne sto andando di testa solo perché mi piace sentirmi corteggiata... MA DA CHI???? Questo manco per l'anticamera!!! Certo.. io i cambiamenti li vedo... ma me li invento? Li esagero? Mi faccio illusioni? IO DEVO SMETTERLA: troppi troppi segnali mando. E che cazzo ci vuole a chiedermi di uscire, che tra un po' mi licenzio e il preavviso è solo di 60 giorni????????????

La tua PaZZa

domenica 3 febbraio 2008

Certo che no

Caro Mario,

ma dico io.. si può? Non è bello, anzi, ha sempre la faccia incazzata, ma io so che non lo è. E' un "bueno" e a me forse questo intriga? Ma io sento che sto facendo lo stesso errore del Veneziano. Anche lui non era bello, non sembrava perennemente incazzato ma quasi e mi prendeva la stessa cosa, e alla fine non era niente. Solo voglia di sentirmi così corteggiata, così piena di attenzioni. E questo qui mica me le da eh? E' un timidone. E soprattutto chi lo sa che vita ha.. se ha donna.. se potrei mai venirgli in mente.. Secondo me si, o per lo meno si vede che gli sto simpatica. Ma io? A parte che non posso. Non posso proprio permettermelo. A parte che ho mille fantasmi che mi girano per la testa e di far quel che ho fatto al Veneziano non ne ho proprio voglia. Cioè io lo so che non è il mio tipo, che non mi prende più di tanto ma... perché son sempre contenta quando c'è? Faccio di tutto per trovarmi con lui a fumar la sigaretta. E non è mai solo, mannaggia, ma non fa nulla. E poi stop. Per fortuna niente ha sèguito, per fortuna non mando nessun segnale, perché non ho segnali da mandare. Si lo so, non si capisce se sto tipo mi interessa o no.
La risposta è no.
Non mi interessa.
Ma ci penso.
E' che mi manca davvero l'aver qualcuno accanto.
Sttt.. io non l'ho detto!
La tua PaZZa

lunedì 28 gennaio 2008

Bambole e bombole

Caro Mario,
vedi un po’ te se io un bel venerdì mattina mi alzo e prima di andare a lavoro compongo il numero di telefono che trovo sullo scontrino. Quello che mi aveva lasciato il padrona di casa, quello della bombola del gas. Chiamo il tipo e mi dice che sono spiacenti ma non fanno consegne a domicilio delle bombole, “gliela possiamo caricare sulla macchina ma.. non ha nessuno che gliela porti su?”. E io “no, troverò un altro sistema per riscaldarmi e per cucinare”. Poi è arrivato il sabato. Non sono stata bene. Già lo stomaco e tutto il resto stanno facendo i capricci. Poi forse una telefonata molto triste di una cara persona. E io non ho retto. Son tornata a casa. Non mi reggevo in piedi, mi bruciava lo stomaco, e avevo una voglia matta di piangere. Arrivata nel mio paesino, in quel pomeriggio che non era niente male, mi fermo a fare un giretto al mercatino delle pulci sotto casa. Devo dire che forse un giretto all’aria aperta mi ci voleva proprio. Un po’ di forze le ho riacquistate così. Poi sono andata a farmi la spesa.. beh veramente non è che avessi tutta sta gran forza in me, mi sono limitata a comprare l’acqua dall’enoteca sotto casa (c’ho tutto sotto casa, lo vuoi capire?!?!). Il tipo s’è fatto un po’ di cazzetti miei, e io forse che stavo un po’ intontita come una mezza drogata, sono stata a questo gioco senza nessun fastidio, come se non stesse succedendo a me, come se fossi una spettatrice totalemnte rincoglionita di quello che stava succedendo. Niente di speciale per carità; ma ti assicuro che conoscendomi in un altro momento non avrei retto tutto quel parlare di persone che dovrei conoscere ma non conosco, e quel chiedermi tutte quelle cose.. e poi come sono prolissi qui.. no no.. di solito non reggo.. Poi è successo che a un certo punto mi ha suggerito qualche salsa per cucinare.. e io devo avergli detto che "senza bombola è un po’ dura!".. Bhe per farla breve, oltre adesso a sapere che Diego ("ma come non l’hai ancora conosciuto?!!?") è grosso da far paura ma è tanto buono, e che la vecchietta del secondo piano è tanto una cara signora… dunque dicevo adesso ho anche chi mi porta la bombola su al mio finto terzo piano. Figata no? Eh si, perché l’enotecaio ci tiene a portrmela su.
La tua PaZZa

martedì 22 gennaio 2008

da Mario

Uè uè, cara Debbie e che è??? Spero che questo sia solo uno sfogo, che le cose non stiano poi così male e che forse hai avuto un calo di zuccheri a cui voi donnine siete tanto soggette. Oddio, son partito maschilista, qualunquista e stronzo.Ma ti giuro che i primi due termini non mi appartengono. Come diceva mio nonno, la vita non è un passettino avanti e uno indietro, a vita è cacament e cazz!! Però, non ci si arrende, diamoci forza e il futuro ci sorriderà. E poi lavorare è importante almeno per lo stipendietto, sennò come ci vai dal parrucchiere a farti na bella acconciatura da 90 euri?In questa settimana dovrò lottare con la burocrazia universitaria, preparare un esame e andare dal dentista...pori miei dentini mi fanno un male cane. Ma non tanto male quanto ne farò al tecnico Infostrada se non si decide a venire!! Ho il telefono muto e la connessione internet che funziona mezzora al giorno e a singhiozzo per giunta!!! Spero che le cose migliorino per te per me per tutti.

p.s. Sono pieno di munnezza. E' proprio vero che se ne accumulatata tanta che a guardare sta ridda di colori pare un'opera d'arte moderna!!! Alla prossima! kizz!!

domenica 13 gennaio 2008

gloria..


Caro Mario, niente riesce a distogliermi dalla mia ansia. Dal mio nonvivere, non lavorare, non gioire. La sera non vedo l'ora di arrivare a casa per perdermi nel sonno di un cubetto gelido e disordinato. Non mangio, non leggo, fumicchio un po' e crollo. E la mattina dopo è un trauma, il gelo, il sonno la voglia di sparire. Pff. Ci pensi? Non morire sparire. Andare a reincontrare la ragazza coi capelli viola e gli occhi gialli, venire da te e tirarti i pizzichi sulle guance, andare dale persone cattive e far loro provare il male che hanno fatto, andare da quelle buone, tutte, e regalar loro un sorriso. Dipingere un quadro e poi bruciarlo. Tanto non inquina... è fatto con colori biodegradabili..
Scusa Mario, devo lavorare.. devo.. chi me lo impone? Chi mi impone di esser quie regalar la mia vita intera per la gloria?
La tua PaZZA

domenica 6 gennaio 2008

assenze


Caro Mario,

solo due parole per dirti che mi manca la comunicazione con te. Lo so è colpa mia, e chissà quando potrò dedicarmene di nuovo. Ho tante cose da dirti, la notte le penso, è come se le scrivessi nella mente, ma quando c'è luce e lucidità tutto si offusca.

Buon anno.

Tua PaZZa

sabato 17 novembre 2007

Sì sì sì

Ollàààààààààààààààààà!!!
Ce lho fatta, cara Debbie, visto? Se alla mia pigrizia congenita, aggiungiamo la mia incapacità informatica sei fortunata che questo post arrivi prima del 2009.
E sì.
Sono sempre in ritardo, perenne ultimo della fila. Mentre gli altri sono a dieci io sono ancora ad uno, poi mi tocca fare tutte e nove insieme, ma poi vedo che gli altri sono a undici, a allora o mi abbatto o mi incazzo o mi stresso.
Anche se non è uno stress tragico come pagare il mutuo o uno stress importante e positivo come quello che può darti il lavoro dove l'ambizione o gli impegni ti stressano, ma no problem tu sei un vincente.
Il mio è uno stress inutile che mi attanaglia in quasi tutti i momenti della mia vita. Come se le mia cellule non vedessero l'ora di mangiarsi tra loro. Per esempio pure aprire una scatoletta di tonno mi porta stress. Dai su è mai possibile? No, infatti era un esempio. Che poi a me il tonno manco piace, soprattutto quello in scatola. Cibo da ripiego, come la simmenthal. Hai voglia a dire che la puoi condire con l'olio, gustarla con un'insalatina fresca e che mamma te la porta a tavola e lava pure i piatti. Sempre schifo fa.
Mi accorgo ultimamente che parlo sempre di cibo. Qualunque sia il tema o la persona a cui mi rivolgo, sempre di cibo parlo.
Chiedo all'analista e ti faccio sapere.
Bacio e alla prossima.

giovedì 15 novembre 2007

Una giornata particolare

Sonypanch Caro Mario,

stamattina la sveglia ha suonato come al solito e come al solito io ho premuto il tasto sul telefonino in corrispondenza del Posponi o qualcosa del genere. Non ho mai letto bene quel che c’è scritto perché anche se ogni giorno compare quella dicitura, e di solito la faccio comparire e scomparire per una decina di volte, tutte quelle volte non ho mai la lucidità necessaria per leggere cosa diamine ci sia realmente scritto.

Dopo che ho premuto il primo posponi della giornata, ed essermi girata sull'altro lato, mi sono detta “che sonno.. oggi proprio.. non mi va” e allora mi sono fatta un po’ di forza (fisica), ho preso il telefonino e ho chiamato in ufficio: “oggi non posso venire.. ho una decina di case da vedere e un po’ di cose da risolvere, a domani”. Così ho ripreso a dormire beatamente. Ma avevo spinto quel coso simil-posponi e non Stop. Ergo dopo circa 8 minuti (mi sembra di aver impostato l’intervallo su 8 minuti, tempo addietro ma non ne sono certa) il telefonino a ripreso a farmi sentire la sigla di Zelig. In quel momento l’ho maledetto, ma pochi secondi dopo ho iniziato a pensare e convincermi che non potevo buttare così una giornata libera, che dormo sempre e quel giorno avrei dovuto godermelo stando sveglia.

Non mi riconoscevo in quello slancio di vitalità mattutina, ed ero contentissima di poterne approfittare in una giornata tutta per me. Ho chiamato la mia amica Michela, lei a lavoro c’era andata, e le ho chiesto se potevo passare da casa dei suoi e prendere in prestito il suo scooter: la giornata oggi era troppo bella per gironzolare in macchina. Wow, mi ha dato l’indirizzo e dopo una resettata e una accurata ma veloce scelta di comodi vestiti adatti alla giornata che mi attendeva, sono andata a impossessarmi del mezzo. Sono uscita con lo zainetto, come al solito pieno di penne di tutti i colori, il libello e un libro. Alla ricerca di un posto che mi ispirasse per leggere e bere qualcosa.

All'inizio ho pure pensato di di cercare un prato su cui stendermi, ma l'idea non era così felice. A parte che non c'erano prati, ma ci fossero pure stati.. faceva un freddo! Così ho preso a scorazzare per le vie della città antica in cerca del posto adatto per godermi una parte della mia giornata arbitrariamente libera.

Eccolo finalmente, un bar come lo volevo io: tavolini all'aperto, piante e alberi intorno a me e una stupenda visuale sulla parte bassa della città. Allora mi sono seduta e ho iniziato i miei rituali: ho poggiato il cellulare sul tavolino, ho tirato fuoi il mio libello e l'ho sistemato sotto il cellulare, ho preso il libro, la matita arancione e ho iniziato a leggere. Col mio cappottino verde e le foglie gialle che mi cadevano in testa e accanto.

Ho acceso una sigaretta e in quel frangente mi sono sentita osservata. Mi sono voltata e nel farlo ho scoperto di non essere più l'unica cliente del bar. Due ragazzi erano seduti al tavolino alle mie spalle a fare colazione, nel vedermi voltata uno di loro mi ha chiesto se lo facevo accendere mentre l'altro tipo ha guardato nelle mie mani e ha esclamato "Grande!". Allora anch'io ho guardato nelle mie mani e ho risposto "Ti piace Ascanio Celestini?"

Siamo stati a chiacchierare tutti e tre per una buona mezz'ora. Il più loquace dei due era il tipo che ha notato il libro. lavora in una libreria, non lontano da me, da dove lavoro io insomma... Quando se ne sono andati ho appuntato subito il nome della libreria sul mio libello, prima che la mia memoria accorciata e accartocciata premesse il tasto delete. E ho aggiunto a caratteri cubitali "ANDARE ASSOLUTAMENTE". Che sciocca, non so il suo nome, e lui non sa il mio, e ho anche omesso di far tatticamente scivolare il mio bigliettino da visita in una sua tasca.. Ma dove ho la testa? Meglio così, sono pur sempre una donna, un po' di dignità cribbio... anche se in libreria da lui dovrò andarci comunque IO!

Mi sono accesa un'altra sigaretta. E' a questo punto che una passante in bici, si è fermata, mi ha guardato e mi ha chiesto se gentilemnte potevo farla accendere. Ma che è oggi: sciopero cittadino del fuoco da accendino? Vabbè mica mi spiaceva farla accendere. Tanto più che la tipa ha anche appoggiato la sua bici sulle fioriere e s'è accasciata, sfatta, sulla sedia di fronte la mia: "Scusa, è tutto il giorno che faccio su e giù e con un solo pedale non è mica una passeggiata!"

Aveva gli occhi gialli la tipa, i capelli viola a caschetto, e faceva la decoratrice, l'artista. M'incuriosiva tanto quella ragazza, volevo tempestarla di domande per sapere tutto il sapibile su di lei. Amore a prima vista. Quando ero in procinto di iniziare il mio terzo grado ha preso a squillare il cellulare. L'ho cercato sopra il libello, dove l'avevo poggiato, ma non c'era. Ho sbirciato in giro, in basso, era lì a terra. Mi sono chinata per prenderlo e ho fatto per pigiare sul tasto con la cornetta verde, ma non ci sono riuscita. Le dita scivolavano goffamente sulla tastiera e non riuscivo a beccare il tasto giusto: 3, 2, #.. uff. E intanto il telefono continuava a squillare (ma che fine ha fatto la suoneria di Lupin? Chi l'ha cambiata?). Finchè non ho aperto gli occhi e ho premuto Stop.

Era davero tardi.
Mi sono alzata, lavata, vestita e sono andata di corsa a lavoro.

La tua PaZZa

lunedì 22 ottobre 2007

Sapore di tabasco. O tartufo?


Caro Mario,
Un altro giorno è passato in questa ridente cittadina, e ancora non mi sembra vero che adesso vivo qui.
Per un sacco di motivi. Per la lontananza da casa, per la vicinanza a persone proibite, per la nebbia a il freddo che fa di già.
Per fortuna l’ambiente è sereno, belle persone, sembra. Ho imparato a non dare giudizi affrettati anche se positivi.. l’ho imparato proprio in questi 20 mesi di girovagare per l’Italia. Però ti dirò, è la prima volta che a lavoro riesco a parlare di musica con qualcuno. L’ho fatto già per due volte. Che soddisfazione. Tu Pensa che oggi un collega mi ha portato un CD di alcune canzoni che aveva sul PC, così.. gli andava. Che bello tutto ciò.
Vorrei raccontarti un sacco di cose ma non so da dove cominciare.
Potrei dirti che ho ancora in bocca il gusto del tartufo, o tabasco?? Non so cosa fosse, so solo che se non sapessi da dove viene sarebbe stomachevole.. invece mi piace, arriva a tutti i miei sensi e mi fa rabbrividire. Si si, proprio quel formicolio lungo la schiena che dura un attimo ma è un attimo a cui pensi tutto il giorno, e la notte pure.
Non c’è stato verso di rinunciarvi Mario.
Io credevo davvero che mi fosse scemato tutto alla grande, che non mi facesse più tutto quell’effetto. E continuo a pensarlo, sia chiaro. Anche l’altra notte, quando ho detto “si arrivo”, quando in 5 minuti ero già docciata, e vestita e in macchina a percorrere i miei buoni 50 Km, beh dicevo anche l’altra notte ero solo contenta di vederlo, non certo di.. si insomma ero convinta avrei resistito (altrimenti li avrei portati con me, no?). Resistere a cosa poi? All’odore dell’alcol? Al suo modo così sfacciato di trattarmi come se ci frequentassimo da una vita? E quando mai.
Che stupida, mi dirai, e dillo pure. Continuo a credere che tutto sia scemato, o cambiato, perché lo sento in lui. Perché così dev’essere. So che è così. E vorrei che questa sensazione si concretizzasse anche nei comportamenti.
E invece è bastato un attimo. Un attimo per ritrovarmi mezza nuda su di lui a convincermi che mi sarei fermata. Ma che vuoi.. io non so resistere alle sue labbra, alle sue mani, a tenere la sua testa tra le mie. Anche se si tratta, alla nostra veneranda età, di essere in una macchina parcheggiata in una strada qualsiasi.
Ti racconterò altro Mario, adesso ti lascio e mi lascio al mio
senso della frase.

La tua PaZZa